Allora, posto qui la mia one-shot perchè è fuori dai soliti schemi.
Non tratta di storie sessuali e nemmeno di assassini e robe varie.
spero che vi piaccia.
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Erano appena le sei del mattino, la famiglia Kaulitz si trovava nella lontana fattoria del paese, per prevenire gli attacchi dei tedeschi che da li a poco avrebbero invaso l’Italia, circondando case e città. Il giovane Bill era su, nella sua stanza, osservando il cielo e pregando per la sua vita.
Bill era un bambino biondino,con grandi occhini marroni e la pelle chiara e morbida come una pesca, abbastanza solitario, adorava stare fra i campi e giocare con gli animali della fattoria di famiglia.
Non era come gli altri giovani della sua età, infatti i ragazzi di 14 anni, preferivano uscire con gli amici o incontrarsi in vicoli e piazzette.
In quel periodo i militari Italiani facevano allenamenti notte e giorno per cercare di essere pronti all’attacco tedesco. Bill di solito andava sul posto a raccogliere i colpi dei fucili e tenerli da parte, per poi venderli ed arrivare ad una somma per comprare la sua bellissima bici.
Era riuscito a raccoglierne un sacco intero e ne andava fiero, lo teneva segregato su in soffitta così che nessuno potesse privarlo del suo tesoro.
Quel giorno il padre era andato in paese per comprare un po’ di pane.
I kaulitz erano una famiglia povera, ma riuscivano a mandare avanti anche senza alcuni privilegi. Entrò nel panificio e dopo poco un uomo alto e bruno spalancò la porta…
-i Tedeschi, i Tedeschi!- urlava in lacrime.
Il signor Kaulitz non potette fare a meno di partire in una corsa verso casa, quel giorno le sue gambe si dimostrarono più veloci del solito e arrivò in un batter baleno.
-Hanna, Bill in soffitta,subito!-
Senza dare spiegazioni, il signor David portò i due al sicuro. Uscì fuori e attese l’arrivo dei Tedeschi.
Bill ed Hanna erano nella stanza.
-mamma, cosa succede?-
Chiese il giovane, ma infondo lui sapeva cosa stava per accadergli, voleva solo accertarsi che tutto quello fosse un sogno, voleva tentare di svegliarsi, se era addormentato, voleva solo tornare nel suo letto caldo ad osservare le sue amate stelle.
-niente Bill, niente-
Hanna tornò ai piani inferiori col marito.
Bill era solo, in quella stanza buia, poteva sentire perfettamente l’umidità penetrargli nella pelle, quella piccola maglietta di lana che aveva non riusciva a proteggerlo bene dal freddo muro alle sue spalle.
Si lasciò cadere, scivolando sulla parete, fino a ritrovarsi in una posizione simile a quella fetale.
Iniziava a stringere forte le palpebre, voleva far svanire quell’incubo, lui, il ragazzo che più odiava il buio, l’ombra.
Tremava, le sue mani stringevano una croce. Pregava.
Pregava che almeno Dio potesse aiutarlo in quel momento.
Improvvisamente un rumore lo distrasse. I tedeschi.
Sentiva gli scalini scricchiolare, qualcuno stava andando da lui, se l’avrebbero trovato sarebbe stata la sua fine. Lui si nascondeva, era vietato nascondersi. Bill questo lo sapeva, continuava a pregare, ma il rumore era sempre più vicino, i passi sempre più profondi.
Sentiva che doveva fare qualcosa.
Sia alzò, si appoggiò piano alla parete, il respiro iniziò ad affannarsi.
Guardava dritto in fronte a se, vedeva la finestra. Salvezza?
Non ne aveva idea.
Decise di farlo. Si avvicinò alla finestra e con un balzo saltò.
Quei due piani non gli erano mai sembrati cosi terrorizzanti.
Stava precipitando dalla sua stessa casa,
strinse al petto il suo crocifisso ed atterrò su di un cespuglio.
L’impatto fu forte e un improvvisa sonnolenza lo portò via.
Lui giaceva li, su quel cespuglio.
Uno sparo lo svegliò.
Sentì qualcuno avvicinarsi. Non fece in tempo ad alzarsi, quindi alzò il capo.
Avanti a se c’era un ragazzo. Forse aveva la sua stessa età. I tratti somatici erano fini e dei biondi capelli spuntavano dall’elmetto che copriva il suo capo.
Bill non capiva chi fosse. Tentò di parlare, ma il biondo lo zittì.
-chi sei?-
Disse il ragazzino osservandolo dall’alto al basso.
-Bill- disse lui alzandosi – Bill Kaulitz-
Il biondino cercò di impaurirlo mostrandogli la sua arma. Ebbene si, anche lui era un tedesco. Un soldato tedesco.
-tu, vuoi uccidermi?-
Chiese balbettando Bill. Temendo che avrebbe da li a poco perso la vita.
-shh!- disse il biondo – se tu non dici nulla io ti aiuto-
Continuò il discorso. Infondo un bambino non avrebbe mai avuto il coraggio di uccidere un suo pari.
-ma i miei genitori!- disse esasperato Bill.
-zitto cretino! Vuoi farci scoprire?-
Lo ammutolì il ragazzo. Continuò rassicurandolo sul fatto che i suoi genitori fossero in buone condizioni. O meglio, non morti.
-io voglio andare da mia madre!-
Il biondo si inginocchiò tirando con lui Bill.
-senti, lo vuoi capire che qui ci ammazzano tutti e due?- lo convinse il biondo guardandolo negli occhi.
-ma io…- scoppiò in lacrime Bill.
-smettila!- lo interruppe il biondo – sarò costretto a spararti se non la finisci!-
Si fermò.
-perché dovete ucciderci? Noi non vi abbiamo fatto niente! Io neppure ti conosco!- continuò lui singhiozzando.
-io non lo so! Tu sei il nemico. Io non voglio spararti. Ma tu devi fare quello che ti dico!-
Spiegò il biondo.
-ok- disse Bill.
- io sono Tom!- sorrise il biondo tendendogli la mano. In effetti Bill non aveva la più pallida idea di come si chiamasse.
-si Tom! Ma ora? Cosa dobbiamo fare?-
Il biondo afferrò il suo zaino e gli porse dei vestiti.
-mettili!-
Era una divisa da militare, sporca e macchiata di sangue.
-di chi era?-
Chiese Bill, avendo capito che era di qualcuno ferito o morto.
-era di… lascia perdere, infilalo!-
Bill lo afferrò, guardò negli occhi del nuovo amico, erano occhi sofferenti, pieni di odio, ochhi che avevano visto la morte, avevano gustato il può amaro sapore della vita.
-su, cosa aspetti?-
Bill infilò la divisa sui suoi vestiti e indossò l’elmetto.
-fatto!- disse compiaciuto.
Tom lo aiutò a passare avanti ai militari tedeschi e andarono nel lato anteriore della casa.
-andiamo da mia madre?-
-zitto!-
-dove mi porti?-
-ho detto zitto!-
Tom lo fulminò con un occhiata straziante, Bill tacque e continuò a seguire il ragazzo.
Arrivarono dove i genitori del primo stavano subendo le violenze dei tedeschi.
Bill vide un soldato svuotare la sua amata sacca piena di colpi, il soldato chiedeva spiegazioni.
Continuava a dare calci al padre che non sapeva da dove venissero quelle munizioni.
-munizioni? Munizioni?-
Continuava a domandare il tedesco.
-giuro che non sono le mie!-
Continuò David.
La scena era dolorosa. I genitori del ragazzo venivano continuamente calciati dai militari. Bill non poteva resistere.
-ma cosa fanno?- urlò Bill contro il suo nuovo amico.
-zitto idiota!- lo fermo il biondo.
- ma come faccio? Io devo andare!-
Bill andò verso i suoi genitori, ma Tom lo fermò con una mano e lo tirò verso se.
-fermo! Li uccideranno! E poi uccidono me che ti ho dato la divisa! Resta qui!-
Bill dovette fermarsi. La scena durò per poco. I tedeschi raccolsero le munizioni e lasciarono i due genitori sull’asfalto.
Bill rimase immobile. Come inerme.
Era troppo giovane per quello che stava succedendo intorno a se. Tom lo portò di nuovo sulla terra.
-su vieni-
Disse il biondo, come se quello appena successo fosse stato niente.
Si rifugiarono in un magazzino di frumento e orzo. Li dovevano passare la nottata.
Si infilarono sotto un po’ di paglia per tenere i loro corpi ad una temperatura adatta alla sopravvivenza, il che, non sembrava molto facile.
-ho freddo!- Bill tremava e sentiva di aver bisogno del suo piccolo, ma caldo lettino di casa.
-arrangiati! Di certo non ci saremmo trovati in una reggia!- rispose il compagno, oramai abituato al pungente ambiente notturno.
-non resisto Tom!- insistette il piccolo Bill.
Il biondino sapeva che non si sarebbe mai riscaldato, dicise così di aiutarlo.
-su vieni qui!- disse facendogli spazio nel suo piccolo rifugio.
Si accoccolarono l’uno all’altro resistendo in quella nottata di freddo.
La mattina dopo un rumore metallico come uno sparo li fece svegliare, si alzarono quasi senza ricordare il motivo per cui si trovavano li.
Bill si staccò subito dalle braccia dell’amico, quella posizione era comoda, ma ora bisognava salvaguardare la salute!
Uscirono piano dal magazzino e si affacciarono da un cespuglio.
Bill cadde inciampando in un sasso ed iniziando a lamentarsi.
-shh! Dai che non è grave!- cercò di aiutarlo il biondino.
-Tom fa male! esce il sanguee!- replicò Bill poggiando una mano sulla zona ferita.
Improvvisamente qualcuno arrivà alle loro spalle.
-Goodmorning boys!- disse un signore alto e biondo con un sorriso stampato sulla faccia.
I ragazzi si spaventarono sul colpo, tentando di giustificarsi in tutti i modi sul perché si trovassero li in quel momento.
L’uomo rise ancora e prendendoli per mano disse:
- Non abbiate paura piccoli! Gli americani sono qui! Siamo venuti a salvarvi!-
Gli occhi dei ragazzi brillarono come se avessero appena trovato una scorta di caramelle fra i cespugli, strinsero forte le braccia contro il grande busto dell’uomo in segno di ringraziamento.
Si abbracciarono forte, Bill adorava la compagnia di quel ragazzo, era entrato nella sua vita e l’aveva portato in salvo, quell’episodio sarebbe rimasto per sempre impresso nel suo cuore e nella sua mente.
Era finito tutto, la guerra non c’era più e Bill poteva ritornare nei campi a giocare con le sue tante amate pecorelle.
FINE

Your Heart, your Soul.
Why Do I Keep Loving You?
This is the moment, This Is IT